Arcano maggiore 2: la Custode

Arcano maggiore 2: la Custode

Statuaria e sacrale nella postura, estranea agli effimeri accadimenti del quotidiano, una donna velata troneggia, seduta di fronte all’inaccessibile Tempio, dove sono custoditi i segreti della Conoscenza, trascritta su due impenetrabili Libri, sorretti da mani opaline.

A proteggerla una Sfinge che interroga i viandanti filosofi avventurati fino a quelle mitiche contrade di oscura Sapienza. – Non siamo noi forse le Voci, figlie dell’oscura Notte? – Non veniamo noi forse dalle sfere di Luce? – Non andiamo noi forse a risalire le pendici dell’arcobaleno? L’impenetrabile Vestale suscita in noi un’ atavica indecifrabile paura nascosta tra le pieghe della coscienza. Avremmo potuto crescere sapienti se avessimo avuto nostra madre accanto a farci carezze d’amore.

Conosciuta l’ebbrezza di Edipo, e risolto l’enigma proposto dalla Sfinge, avremmo potuto intendere quella presenza misteriosa, che vigila sul Tempio e sulla nostra coscienza, e spiegare per intero la storia del Mondo fatta di sopraffazioni e violenze di afflizioni e di morti; su cui i poeti hanno steso un velo di pietà, per rendere più degno il faticoso convivere ed ammantarlo nel fuoco sacro della poesia. Ci recheremo, peregrinando, al promontorio dei secoli per ascoltare la Voce dell’ultimo tra i figli di Edipo.

Solamente allora sapremo edificare novelle parole d’amore, ammansire la Sfinge e la sua guardiana, e decifrare i segni oscuri del Tempio della Conoscenza.

La carta della Custode

Un monolito, vagamente a forma di Numero 2, giganteggia sullo scosceso pendio che conduce al Tempio della Conoscenza. Una Sfinge, apparentemente mansueta, adagiata in terra, al lato di una specie di sedile che sporge dal monolito, vigila l’ingresso del Tempio.

La sua natura ambigua e misteriosa, animalesca ed umana insieme, non può che incutere rispetto. Se un occasionale viandante dall’animo impuro tentasse di profanare quel sacro sito ne sarebbe immediatamente atterrito e fuggirebbe via in preda al panico più profondo.

Se invece dalla sua avesse come alleata un’elevata spiritualità in grado di proteggerlo, riuscirebbe ad ascoltare la Voce della Sfinge che eternamente pone le tre fatidiche domande, a cui i pensatori di tutti i tempi si sono sforzati invano di dare una risposta coerente.

Il monolito poggia su una distesa di lava nera solidificata, che già di per sé costituisce un ostacolo che sbarra il passo di chi, per caso, si aggira senza una meta precisa in quei paraggi. Anche la Luce pare arrestarsi, intimidita ed imponente, di fronte al Tempio che è illuminato soltanto per metà.

La colonna di sinistra è di un azzurro simile al cielo e sembra essere permeata dalla stessa sostanza dell’Aria. La colonna di destra pare essere stata ricavata dalla lava vulcanica ed è circondata dalle tenebre più profonde della Notte.

Introversa, passiva, severa, senza sfarzo, indifferente alla quotidianità, la Vestale del Tempio della Conoscenza, assume una posa statuaria. Immobile e pensosa non sembra disposta a comunicare col mondo circostante e neppure appare propizia a diffondere il Sapere di cui è depositaria e che custodisce in due Libri sorretti da entrambe le mani.

La misteriosa ed impenetrabile Vestale personifica l’Arcano nella sua forma più pura. E’ lei che in silenzio gestisce il Sapere ed alimenta il Mistero.

La Vestale è guardiana emblematica non solo del Sapere trascritto sui Libri, ma innanzi tutto è la guardiana della coscienza, nel senso che la parte conscia della psiche è vigilata dalla parte inconscia. Il dualismo conscio – inconscio è un riflesso della sua natura, un’emanazione della sua persona.

E’ la Vestale che ospita l’inconscio collettivo, che gli dà la possibilità di esistere in Lei ed in qualsiasi creatura. Il mistero inaccessibile costituisce infatti la linfa vitale che consente all’inconscio di essere e di non-essere, di stare sospeso a metà tra la luce e la notte, di farsi ascoltare e di non farsi trovare. La Vestale “sa di Sapere”, ma preferisce occultare la Verità che è disseminata in moltissimi Libri. Ogni Libro è una Voce discordante con le altre.

Per il Mago invece tutto è potenzialmente chiaro: sa, vuole Sapere ed è disposto a far partecipi i migliori delle sue scoperte. L’Unità coerente ed originaria del Mago si è frammentata, suddivisa nella immensa biblioteca, fitta di dualismi, dove ogni Libro interpreta un aspetto della verità, ma non la possiede interamente. La Vestale enuncia la scissione dell’Uno, annuncia ogni tipo di Dualismo.

Gli Elementi maschili e femminili coesistenti nell’androgino Numero 1, ora si sono differenziati e vivono separatamente uno di fronte all’altro, come le due colonne del Tempio che tangibilmente esprimono i dualismi universali più comuni: il giorno e la notte, il Bene e il Male, il fattore positivo e quello negativo, il conscio e l’Inconscio, il maschile e il femminile e tanti altri ancora. Nell’Arcano della Vestale i dualismi non sono risolti, ma si fronteggiano pronti a produrre un effetto finale, che sarà dato dal risultato dell’incontro – scontro delle rispettive polarità. La natura della Vestale è pregna di dualismi, li conosce, li controlla, ma tende a mantenerli separati. Nella Vestale le connotazioni sessuali femminili predominano, ma le pulsioni sessuali vengono deviate in piaceri intellettuali, che talora scivolano verso le perversioni più celebrali.

La Vestale, per temperamento, tende all’isolamento mistico, al fanatismo esoterico, al culto dell’Occulto; la sua cerchia di affetti è di tipo particolare, elitario, i suoi iniziati sono pochi e rari.

Se il Sapere, in quanto tale, è innato ed originario e non dipende da apporti e contributi esterni; la Conoscenza, intesa come prodotto culturale, è frutto dell’azione di coloro che gestiscono ed amministrano la “sacralità” del Libro. I depositari e custodi di tale sacralità sono i sacerdoti, i profeti, i filosofi, i re, i quali costituiscono una casta a parte, detengono il Potere culturale, sociale, politico ed economico. Al di sotto vivono, del tutto emarginati dal meccanismo culturale, gli individui ordinari, gli schiavi.

Il Popolo degli Scriventi domina in tutti i sensi il Popolo dei Parlanti. Il Sapere della Sfinge è di tipo mitico. Il suo Sapere atterrisce perché è autentico, profondo, Inconscio e non è il frutto di una manipolazione culturale. Sa di Sapere, ma non fa partecipare nessuno ai grandi Misteri. Lo “sposalizio” Vestale – Sfinge è il connubio tra l’Inconscio e tutti i meccanismi di controllo della coscienza, di cui il Libro è chiaramente il più importante e sofisticato prodotto. Se i dualismi permanessero eterni senza confrontarsi e trovare un superamento reciproco, il Numero 2 produrrebbe un immobilismo universale.

La Sfinge appare quale la gelosa custode di un Sapere esclusivo a cui il Popolo dei Parlanti non deve accedere in modo alcuno. La funzione della Sfinge appare quella di scoraggiare gli uomini comuni.

Secondo il mito greco è la Sfinge che propone ai passanti l’Enigma che nessuno riesce a risolvere e che solo Edipo svela. “Chi siamo? Donde veniamo? Dove andiamo?” Edipo risponde: – Non siamo noi forse le Voci, figlie dell’oscura Notte? Non veniamo noi forse dalle sfere di Luce? Non andiamo noi forse a risalire le pendici dell’arcobaleno? Edipo è il sapiente anomalo, il diverso e il Popolo degli Scriventi vede in lui un pericolo per il Potere che essi detengono, di cui la Vestale è depositaria. La soluzione che Edipo fornisce del celebre enigma della Sfinge non è stata trascritta seriamente su nessun Libro, perché essa renderebbe vuota ogni Biblioteca e spodesterebbe per sempre il Popolo degli Scriventi.

Qui è stata trascritta nella forma che ci sembra più ovvia, più immediata, meno celebrale possibile, perché tale è l’essenza stessa del Sapere, mentre la Conoscenza ha attributi molto più complicati, meno naturali, che è difficile trasmettere, per le barriere che intervengono nel processo di comunicazione interpersonale. Gli ‘scriventi’ hanno attribuito ad Edipo il ruolo terribile dell’incestuoso e con ciò lo hanno bandito dal convivere civile. Edipo, sempre secondo la versione degli ‘scriventi’, sconta la condanna degli Dei, puntello della morale corrente, che non gli perdonano di avere peccato ed infranto il Tabù dell’Incesto, ma soprattutto lo condannano per essersi avvicinato alla loro Verità, svelando l’enigma della Sfinge.

Dunque penetrare nel Tempio della Conoscenza dagli ‘scriventi’ viene considerato un peccato paragonabile a quello dell’Incesto. L’Arcano Numero 2 dice molto di più di quello che è scritto comunemente sui Libri; anzi capovolge il senso comune: svela una trama segreta di chi ha coniato il Tabù dell’Incesto per complicare maledettamente la Conoscenza e oscurare per sempre il sapere originario.

La persona più indicata a raccontarci della nostra origine è la Madre, la sola capace di rispondere con naturalezza agli interrogativi proposti dalla Sfinge. Amare la propria Madre, può equivalere a conoscere le proprie Origini, ma le Leggi scritte nei sacri testi – prodotti dagli ‘scriventi’ – vietano l’una e l’altra cosa. Edipo, per caso, si badi bene, e non per volontà, secondo il mito greco, passa attraverso le due esperienze in una successione non naturale: la Conoscenza e l’Amore; ma non riesce a correlarle, anzi si lascia travolgere dalla disperazione che intende rafforzare il Tabù nella coscienza collettiva.

Qualcuno ha voluto affidare la Conoscenza agli uomini superiori e questi l’ hanno trascritta sui Libri, dopo esserla andata a cercare entro il Tempio che la nasconde. Ma anche i Libri riproducono l’inganno del Tempio.

Del resto se la Verità fosse nota non ci sarebbe ragione di scrivere Libri e di sostenere che essi parlano della stessa sapienza di Dio. Senza il divieto, voluto dall’Inconscio, di acquisire consapevolezza sulle proprie Origini non ci sarebbero più Libri, ovvero civiltà, l’Uomo sarebbe semplicemente rimasto fermo allo Stato di Natura. Il Dualismo insito nell’Arcano della Vestale è quello allo stato puro tra l’Amore e la Conoscenza. Generalmente si dice che la strada verso l’Amore esclude quella verso la Conoscenza; concetto che pare riproposto dall’Innamorato, l’Arcano Numero 6, che rimane affascinato dai due percorsi e non riesce a decidere tra i due.